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L’export riparte e richiede un’attenzione speciale ai piccoli operatori


I segnali più consistenti di ripresa provengono in questa fase congiunturale dalle esportazioni, che nei primi quattro mesi del 2010 sono aumentate dell'8,8% rispetto allo stesso periodo del 2009. Secondo un recente comunicati ISTAT, a tirare sono soprattutto le vendite verso i Paesi extra-UE (+10,4% da gennaio a maggio), con forti aumenti soprattutto per Turchia, Cina, India, America Latina. Tra i settori, gli aumenti più consistenti riguardano l'energia, i beni intermedi e quelli di consumo durevole, come i prodotti petroliferi raffinati, la chimica, la gomma e plastica, i mezzi di trasporto.

L'Italia, oltre a vantare un grande numero di imprese, è anche un Paese ad altissimo numero di esportatori. Nel 2009 gli operatori economici che hanno effettuato vendite al di fuori dei confini nazionali sono stati quasi 190.000, un numero inferiore di quasi il 9% rispetto al picco del 2006, ma pur sempre molto rilevante. E' l'indicazione di un sistema molto attivo e vivace, ma anche parecchio frammentato e, per certi versi, fragile. Oltre il 60% di questi esportatori ha infatti un fatturato export inferiore a 75.000 euro, con un contributo di appena lo 0,6% alle esportazioni totali del Paese.

Un problema legato al grande numero di piccoli operatori è quello dei mercati in cui essi esportano. Il 44% degli esportatori italiani opera infatti in un solo mercato - in molti casi rappresentato da uno Stato dell'Unione europea - con un peso complessivo, in termini di valore, sulle esportazioni italiane di appena il 2%. Man mano che aumenta il numero dei mercati di sbocco diminuisce il numero degli operatori e cresce la quota sull'export totale. Da sole, le imprese che esportano in oltre 25 Paesi - ossia il 5% degli esportatori italiani - realizzano più del 62% del fatturato totale all'export. Gli esportatori italiani si concentrano sui mercati più vicini, perdendo però molte importanti opportunità che vengono dai paesi più lontani - soprattutto da quelli asiatici, a forte crescita.
Alla forte polarizzazione "un'impresa un mercato" corrisponde l'altrettanto forte polarizzazione "un'impresa un prodotto". Un terzo degli operatori con l'estero esporta un solo tipo di prodotto e il 31% ne esporta un numero compreso tra 2 e 5. All'estremo opposto, è solo il 21% degli esportatori che realizza una diversificazione dei prodotti significativa (più di 10 tipologie di prodotti).

La frammentazione degli esportatori si coglie anche a livello settoriale. Il settore che ha il maggior numero di operatori è quello dei macchinari e impianti, con quasi 40.000 operatori attivi sui 350.000 circa censiti dall'Istat in base alla classificazione per prodotti esportati. Dopo la meccanica, i settori con più operatori sono la gomma-plastica, i metalli e prodotti in metallo e il tessile-abbigliamento-pelli, tutti e tre con 28.000 esportatori circa, ma con un peso diverso sul valore dell'export nazionale. La gomma e plastica ha infatti un fatturato di 18.000 euro (il 6% dell'export totale), contro i circa 32.000 euro dei metalli e del tessile-abbigliamento-pelli, corrispondenti all'11% delle vendite complessive all'estero.

Se questo è il quadro strutturale del sistema esportativo italiano, è comunque probabile che la ripresa in corso dall'inizio dell'anno tenda a premiare soprattutto le imprese di media e grande dimensione, che normalmente presentano una maggiore produttività del lavoro, un maggior peso di lavoratori qualificati, una più alta propensione all'innovazione di prodotto e all'attività di ricerca e sviluppo. Sono queste le imprese maggiormente in grado di competere a livello internazionale su più prodotti e più mercati, raggiungendo anche le aree più lontane. Probabilmente esse tenderanno quest'anno a guadagnare parte del terreno perduto nel corso del biennio precedente. Resta comunque indiscutibile che il nostro sistema esportativo continuerà ad essere prevalentemente fatto di tanti micro e piccoli operatori. Questo impone alle banche e alle istituzioni del commercio estero di prestare la massima attenzione alle esigenze delle imprese, accompagnandole efficacemente nelle loro transazioni con l'estero grazie a un'ampia gamma di strumenti che tengano conto delle singole specificità aziendali.


 
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